Skyline: i fantasmi mai sopiti di un’America impaurita.
Titolo: Skyline (id.)
Regia: Strause Bros.
Sceneggiatura: Joshua Cordes, Liam O'Donnell
Paese: U.S.A.
Anno: 2010
Dopo la visione di Skyline, film degli Bros. Strause, già autori(??) del più che evitabile Alien Vs. Predator 2, film che è comunque una spanna più su rispetto al primo capitolo - in cui recitava (si lo so, meriterei delle frustate per aver usato questo termine) il nostro più che discutibile Raul Bova - ci si aspetterebbe il solito polpettone fantascientifico made in U.S.A.
Invece, se si considera tutta la pellicola fatta esclusione per gli ultimi 8 minuti (precisamente quando i due innamorati vengono risucchiati all’interno della nave madre aliena), Skyline è un’opera di indubbio interesse. Purtroppo per noi, d’altro canto, non possiamo non tenere in considerazione tutta la pellicola. Ed ecco che “a causa” di quegli 8 minuti in più Skyline perde di valore. Si inabissa, accostandosi ad una serie di pellicole “American <<fantascienza>> style” in cui il valore e il messaggio che viene veicolato risulta essere sempre il solito: “Gli U.S.A. sono i più forti e cazzuti al mondo” (anzi, in questo caso, dell’universo). Un po' come quell’Independence Day, opera pre-fantasmi e paure 11/09/2001, che mostrava tutti i valori, su cui si basava questa sorta di supremazia americana nei confronti dell’universo. Come dimenticare il presidente degli Stati Uniti sopra un aereo che guidava la contraerea il giorno dell’Indipendenza. E’ indubbio che Independence Day era, e rimane anche tutt’oggi, un film di chiara matrice repubblicana. O come dimenticare Will- brand/marchio- Smith entrare nella navicella aliena, con una navicella aliena, e, con l’aiuto del fido Jeff- MalcomdiJurassickPark- Goldblum mettere un virus nei sistemi informatici (e nelle menti?) degli alieni invasori di quella magica “terradiLibertà” (??) che sono gli Stati Uniti d’America.
Da questa breve digressione su Independence Day riprendiamo proprio la parte finale, la quale si avvicina molto a livello contenutistico a Skyline.
In entrambi i casi, gli umani riescono a entrare nel “ventre” alieno e distruggere dall’interno tutta la loro organizzazione, in maniera seppur diversa in Skyline rispetto a Independece Day. Infatti, il ragazzo protagonista, una volta che gli è stato estirpato il cervello (non in senso simbolico, ma in senso fisico), ecco che resiste: le sue funzioni cerebrali si ricordano cosa era e chi era nel passato e lo inducono a ribellarsi, a non essere “schiavo”, a salvare la sua prole umana. A questa ribellione contro l’invasore succedono i titoli di coda, che ci bloccano e non ci fanno capire come andrà a finire (siamo di fronte ad un lancio per il secondo capitolo? Le premesse ci sono tutte, in puro stile “jump seriale” U.S.A.[jump seriale in senso di salto, bloccare la narrazione per ricominciarla in un secondo capitolo, dare una sorta di incipit allo spettatore]).
Eppure, quel tocco sul naso da parte dell’alieno (umano) alla propria ragazza, un segno di intimità, ricorda qualcosa. Non è per caso una chiara derivazione - non si può parlare di citazione - di quella rosa fatta con i resti dell’immondizia, sul finire di pellicola, già visto in quel capolavoro che è District 9? Le assonanze ci sono tutte. Sono entrambi segni di intimità. Sono entrambi gli ultimi residui di una vita passata. Una vita passata “umana” che rimane perpetua nell’animo dell’alieno. Un alieno che è comunque un diverso. Un alieno che non viene riconosciuto immediatamente, ma che grazie ad un piccolo gesto ecco che fa riaffiorare tutti i ricordi nei cari a cui il suo cervello, la sua mente, è legato. Non più la sua parte materiale. Solo la sua parte “mentale”. Eppure Skyline non può assolutamente confrontarsi, né tantomeno avvicinarsi a District 9. District 9 ha una costruzione ritmica. Non è un semplice film di fantascienza, è un film che parla di disuguaglianza. Una disuguaglianza che non può che colpire meglio rappresentandola in Sudafrica, terra madre dell’apartheid. Pur essendo, d’altronde, una produzione made in U.S.A.
District 9 è forse il film post 11/09 per eccellenza. E’ un film che ha superato quel trauma e grazie ad una messa in scena strepitosa e ad uno script di prim’ordine riesce a parlarci, riesce a trasmetterci la disuguaglianza sociale.
Skyline, purtroppo per noi, non è così. Skyline prova a superare quei fantasmi con tutte le sue forze, ma purtroppo non c’è la fa. Ricorda tanta cinematografia fantascientifica degli ultimi anni: passando da Transformers arrivando fino a L’Alba del pianeta delle scimmie.
Skyline cavalca quest’onda mai doma. E fa dono, a noi spettatori, di un qualcosa che è trito e ritrito. Ma, tutto questo denota una debolezza. Ci mostra un’America che ha ancora paura dell’invasore. Ci mostra un’America che ancora non riesce a superare il suo trauma. Tutto ciò si può riassumere in una frase del film, quando il giovane Gerald- cervelloestirpato- prima di diventare alieno e il filo eroe U.S.A.- sergenteBatistadiDexter- si scambiano una battuta sull’origine degli alieni. Alla domanda:
“Secondo te cosa sono?” la risposta del filo eroe U.S.A.: “Che importanza ha?” racchiude e riassume a pieno questi tempi.
“Secondo te cosa sono?” la risposta del filo eroe U.S.A.: “Che importanza ha?” racchiude e riassume a pieno questi tempi.
L’America ha paura. Una paura verso qualcosa o qualcuno. Non ha importanza. L’America deve aver paura. Siano essi i comunisti degli anni’50 e della guerra fredda o i musulmani degli anni’90 e Duemila, o gli alieni di Skyline di oggi, non è importante. Ciò che si nota è la paura per il diverso. Un’America e degli americani invasori, portatori, dentro la loro anima e nelle loro mani, di sangue innocente. Hanno costruito una civiltà e una cultura sul sangue e, oggi come nel passato, si ritrovano ad aver paura. Una paura non giustificata. Una paura di essere invasi da qualcuno o qualcosa più forte di loro. E dopo aver assistito all’evento “reale”, ma più “cinematografico” della storia: quell'indimenticato 11 settembre. Dopo essere stati colpiti al cuore della loro terra. Dopo più di 10 anni da quel tragico evento, ecco che l’America è ancora troppo debole e troppo impaurita per riuscire a riprendersi e superare le sue paure.
Skyline ne è la prova. Skyline rappresenta al meglio questo concetto.
mp.
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